Prima che esista un gilet, c’è una superficie che cresce lentamente davanti a una tessitrice. I fili tesi sul telaio si separano, lasciano passare la trama, si ricompongono. Una battuta avvicina il nuovo filo al tessuto già formato. Poi il gesto ricomincia.
Guardare questo lavoro significa assistere alla costruzione della materia. La forma del capo arriverà dopo. Qui si decide qualcosa di precedente: come il tessuto si presenterà alla luce, come risponderà alla mano, quale presenza avrà sul corpo.
È da questo punto di osservazione che raccontiamo la canapa artigianale GIMMI, attraverso il percorso che porta la fibra del nostro progetto vicentino al tessuto realizzato a mano dalla Tessitura Colombina.
Prima del telaio: rendere la fibra lavorabile
Il percorso inizia con la canapa Carmagnola coltivata nel territorio vicentino. La fibra tessile si ricava dallo stelo: per arrivare al filo occorre prima separarla dalle altre parti della pianta e prepararla alla lavorazione.
Nel nostro progetto, dopo la raccolta, gli steli vengono macerati in acqua. La macerazione facilita il distacco dei fasci fibrosi; la separazione e la pettinatura proseguono il lavoro sulla materia. La pettinatura contribuisce ad allineare le fibre e a prepararle alla filatura.

In questa fase la materia conserva ancora un aspetto lontano da quello di un indumento. Eppure la trasformazione è già cominciata. Preparare la fibra significa creare le condizioni perché possa essere lavorata in un filo, e poi intrecciata con altri fili.
Filatura: dalla fibra alla continuità del filo
La filatura dà continuità a fibre che, prese singolarmente, hanno una lunghezza limitata. Il loro assemblaggio e la torsione permettono di ottenere un filato utilizzabile nelle lavorazioni successive.
La qualità del tessuto dipende anche da ciò che accade qui. Spessore, regolarità e torsione del filato contribuiscono al risultato finale insieme alla struttura dell’intreccio. Il telaio lavora quindi una materia che porta già con sé le scelte delle fasi precedenti.

Ordito e trama: l’architettura del tessuto
Davanti al telaio, due sistemi di fili assumono compiti diversi. L’ordito è disposto nel senso della lunghezza e mantenuto in tensione. La trama attraversa l’ordito nel senso della larghezza.
Per consentirne il passaggio, una parte dei fili d’ordito viene sollevata rispetto agli altri. Si apre così il passo, lo spazio attraverso cui viene inserita la trama. Il nuovo filo viene poi accostato al tessuto già formato con la battuta. La successione degli incroci costruisce l’armatura, cioè il modo in cui trama e ordito si legano.
Questa è la grammatica di base della tessitura. Nel lavoro manuale, seguirla significa coordinare movimenti, osservare la tensione e accompagnare la formazione del tessuto. La regolarità richiede attenzione continua.
Un metro alla volta, sui telai dell’Ottocento
Alla Tessitura Colombina, i telai utilizzati per questo progetto risalgono alla metà dell’Ottocento. Ogni singola trama viene inserita manualmente da artigiani esperti. Per la lavorazione che raccontiamo occorre circa un’ora per realizzare un metro di tessuto.
Quel tempo riguarda la tessitura: non riassume l’intero lavoro necessario per arrivare al capo. La preparazione della fibra e del filato, l’allestimento del telaio, il taglio e la confezione sono momenti ulteriori del percorso.
Nel video, il movimento ripetuto diventa leggibile. Si può guardare la tessitrice come si guarda qualcuno costruire un’opera: ogni gesto modifica la superficie, ogni passaggio resta dentro ciò che si sta formando. La competenza rende il movimento fluido; il risultato conserva il lavoro che lo ha reso possibile.
La mano del tessuto: una qualità che si sente
Nel linguaggio tessile, la mano descrive la sensazione che un tessuto restituisce al tatto. Corpo, morbidezza, flessibilità e superficie partecipano a questa percezione. La composizione è una parte della risposta; contano anche il filato, l’intreccio e le lavorazioni.
Per questo il valore di un tessuto a mano si comprende avvicinandosi. Le variazioni del filo e della superficie possono diventare parte della sua espressione, mentre la cura della lavorazione rimane essenziale. L’irregolarità, da sola, non è una misura della qualità.
Canapa e seta: una composizione precisa
Nel tessuto del nostro gilet, la ricerca prende una forma specifica: 75% canapa e 25% seta. La canapa appartiene al progetto vicentino; la seta proviene da rimanenze di magazzino di brand di lusso.
L’incontro tra le due fibre contribuisce al carattere della materia. Il risultato va osservato nella superficie e nella caduta, oltre che letto nella composizione. La fotografia dell’interno del gilet mostra anche un altro livello del lavoro: un tessuto a righe, una finitura, il nome della tessitura custodito nel capo.

Quando il tessuto diventa volume
Con il taglio, il tessuto incontra il modello. Con la confezione, i pezzi diventano un volume da indossare. Nel gilet GIMMI, lo scollo leggermente stondato, l’abbottonatura centrale e le tasche applicate danno una forma essenziale a una materia già ricca di carattere. I bottoni con finitura anticata sono applicati a mano con filo in canapa.
Questo racconto riguarda una parte precisa del nostro lavoro: la canapa artigianale. Il catalogo comprende anche canapa secolare e tessuti selezionati da fornitori, con origini e lavorazioni differenti. Riconoscere queste differenze permette di guardare ogni capo per ciò che è.
Alla fine, il gilet si può indossare. Ma dopo aver visto nascere il tessuto, lo sguardo cambia: dentro quella superficie si riconoscono la fibra preparata, i fili tesi e il gesto della tessitrice. L’opera prende forma poco alla volta, e continua nella relazione con chi la indossa.
Osserva il gilet in canapa e seta oppure esplora il progetto di canapa artigianale GIMMI.
Per approfondire il lessico della tessitura: The Textile Museum — Textile Terms e National Park Service — How Does Weaving Work?. I dettagli sul progetto GIMMI descrivono la nostra lavorazione.
