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In Jeans in canapa

LA NOSTRA CANAPA ITALIANA

La semina a spaglio di fine aprile .

La nostra prima piantina interagisce con una coccinella, segno di prosperità e benessere.

Il raccolto a mano di fine settembre.

Le fascine di canapa, appena raccolte, pronte per la fase di essiccatura.

La macerazione in acqua.

Grazie alla macerazione, avviene la separazione della fibra (tiglio) dalla parte legnosa (canapulo).

Ecco a voi la fibra di canapa, dopo stigliatura e pettinatura. Una bella chioma bionda, pronta a conquistare il mondo.

In Jeans in canapa

NATURA DI GIMMI

NATURA DI GIMMI

“Anca mi da bocia li faxevo con me mama, li taiavimo verso fine agosto e li metevimo in te lonte a macerare.”
(traduzione: anch’io da bambina li facevo con mia mamma, le tagliavamo verso fine agosto e le mettevamo nel fiume a macerare).
Cit. Nonna Gilda


La nostra storia parte da questa citazione detta da una nonna ad un nipote in un pomeriggio di fine agosto.
Racconta di lei e la canapa, una tradizione che da bambina vedeva crescere nei campi attorno a casa sua come fossero girasoli. Una tradizione che manteneva moltissime famiglie Italiane e di cui il mondo ci invidiava.
Fu da li che due amici con la passione per il tessile capirono il potenziale sostenibile di questa pianta e di quanto il nostro pianeta ne ha bisogno.

La nonna Gilda con la canapa.

In Jeans in canapa

STORIA DEI JEANS IN CANAPA

GARIBALDI & CANAPA JEANS

L’Italia del Risorgimento vestiva in blue-jeans.

I più vecchi jeans in canapa del mondo sono infatti quelli che calzava Giuseppe Garibaldi: hanno 152 anni e sono conservati al Museo Centrale del Risorgimento, a Roma, esposti in una speciale bacheca del Vittoriano.

In tela di Genova e lunghi fino alla caviglia, con quei calzoni indossati sotto la camicia rossa Garibaldi fece lo sbarco a Marsala e la guerra in Sicilia, nel maggio 1860. Hanno un segno particolare: una toppa sul ginocchio sinistro, anch’essa in jeans, che copre uno strappo.

Strappo rimasto a lungo, e che fa di Garibaldi anche un innovatore: oggi, i jeans strappati all’altezza del ginocchio sono infatti quelli che vanno più di moda. Si racconta che lo strappo sia il risultato di un attentato cui scampò il condottiero protagonista del Risorgimento italiano.

In mascherina

AMERIGO VESPUCCI

AMERIGO VESPUCCI

I vascelli da guerra, tipici del XVII secolo, sono sempre stati dotati di vele in tela olona di Canapa, tessute con una tecnica particolare e sono stati pensati per navigare negli oceani. Le vele rappresentano la forza motrice di questa tipologia di nave e devono essere sostituite di frequente.

Al giorno d’oggi sono pochi i velieri che si possono ammirare nelle loro forme originali.

Uno di questi, classificato come la “nave più bella del mondo”, fa parte della Difesa della Marina Militare Italiana, si tratta della Nave Scuola Amerigo Vespucci.

Varata nel 1931 a Castellammare di Stabbia, la nave scuola ha il compito di completare la formazione degli alunni di prima classe dell’Accademia Militare.

Si tratta di un classico vascello in pieno stile settecentesco: i fregi di prua e di poppa sono fasciati in lamine d’oro che gli conferiscono una lucentezza unica, i tre ponti sono in tec chiaro, sui tre alberi principali sono sormontati cinque pennoni ciascuno di dimensione a scalare verso l’alto, i quali permettono di spiegare le vele.

Amerigo Vespucci, salvo nei periodi di restauro, salpa regolarmente dal porto di La Spezia per effettuare le campagne di addestramento degli ufficiali, durante le quali percorre diverse tappe nel mondo.

Lo statuto originale della Nave Scuola Amerigo Vespucci prevedeva che le vele fossero costituite interamente di tela olona di Canapa Carmagnola coltivata in Italia.

Ancora oggi, Vespucci possiede 2635 metri quadri di vele in tela olona di Canapa. Ciò che è cambiato nel tempo sono le manovre delle vele, sarebbe a dire il cordame, che non è più fatto in fibra vegetale di Canapa e Canapa di Manila, ma è stato di recente sostituito con un nuovo materiale semi sintetico brevettato, costituito con una parte di Canapa di Manila e due parti di filato sintetico.

Questo è accaduto per comodità, in quanto questo nuovo materiale è meno soggetto al deterioramento rispetto a quello precedente, interamente vegetale, e anche per via del fatto che le materie prime come la Canapa di Manila sono sempre più introvabili e costose”.

In Jeans in canapa

STORIA DELLA CANAPA

STORIA DELLA CANAPA

Nel 1997, una corda di canapa risalente al 26.900 a.C. fu trovata in Cecoslovacchia, diventando così il più vecchio oggetto conosciuto da associare alla canapa.

Da quella lontana epoca, o forse anche prima, la canapa ha avuto un ruolo importante nello sviluppo dell’umanità.

La coltivazione della canapa, comunemente nota come marijuana , può essere fatta risalire ad almeno 12.000 anni fa, momento in cui cominciò l’olocene e nel pianete si stabilizzarono le stagioni, permettendo così all’essere umano di evolversi da raccoglitore e cacciatore, ad agricoltore. Così ponendo la pianta tra le più antiche colture cresciute dall’umanità. Si ritiene che le piante di canapa si siano evolute in Asia centrale nelle regioni della Mongolia e della Siberia meridionale.

Le prime testimonianze culturali di Canapa provengono dalla più antica cultura neolitica conosciuta in Cina, lo Yangshao, che risiedeva lungo la valle del Fiume Giallo: dal 5000 al 3000 a.C. l’economia dello Yangshao fu trainata dalla cannabis. Le prove archeologiche mostrano che queste popolazioni indossavano vestiti di canapa, tessevano canapa e producevano ceramiche di canapa.

IL TESSUTO DI CANAPA

I tessuti di canapa sono ricavati dalla lavorazione della componente fibrosa dello stelo della pianta, detto “tiglio”.

Le fibre sono cave e igroscopiche e la combinazione di queste proprietà dona ai tessuti di canapa un’elevata capacità termoisolante e traspirante , pertanto sono freschi d’estate e caldi in inverno, inoltre la canapa è una tra le fibre naturali più resistenti, sia all’azione meccanica (usura e strappi) che alle deformazioni, grazie a questa caratteristiche un indumento di canapa risulta essere morbido, confortevole, fresco con il caldo e coprente con il freddo, resistentissimo, indeformabile e duraturo.

Ma i tessuti di canapa rivelano altre caratteristiche ancora più speciali: sono riflettenti sia dei raggi ultravioletti che degli UVA (fino al 95%), schermanti dai campi elettrostatici, non conducono l’energia elettrica, non irritano la pelle perchè sono anallergici e tengono lontani i batteri dalla superficie del nostro corpo grazie alle proprietà antisettiche. 

ITALIA & CANAPA

In Italia la canapa tessile è stata utilizzata sin dai tempi antichi: le celebri Repubbliche marinare, ad esempio, usavano la fibra di canapa per realizzare vele resistenti per le proprie imbarcazioni. Ma anche nel settore domestico l’uso della canapa era molto comune, soprattutto nelle aree del centro Italia.

In Emilia Romagna, ad esempio, all’inizio del Novecento erano presenti oltre 45mila ettari di coltivazioni da canapa su un totale di 80mila ettari presenti in tutta Italia. Il declino della coltivazione della canapa coincide con l’aumento della produzione di nuove fibre, dapprima soprattutto cotone poi anche le innovative fibre sintetiche. Inoltre, anche la legislazione ha contribuito all’abbandono della canapa tessile: nel 1975, infatti, a causa di una serie di severe normative legate alla coltivazione della canapa, il settore andò completamente abbandonato.

I VANTAGGI ECOSOSTENIBILI DELLA CANAPA

La canapa è una pianta abbastanza rustica e adattabile a molti tipi di terreni. E’ esigente in azoto ma non richiede eccessive cure o lavorazioni.

Per quanto riguarda le erbe infestanti, una volta conclusasi la fase di emergenza, non presenta problemi perché, essendo a rapido sviluppo, manifesta presto un’elevata competitività, andando ad eliminare l’utilizzo di pesticidi. Ma i vantaggi della coltivazione della canapa non si fermano qui, oltre alla capacità rinettante ed alla rusticità possiamo annoverare:

  • elevata resistenza ai parassitari.
  • modesta necessità di acqua, concimazioni tradizionali. E’ quindi una coltura a basso impatto energetico molto adatta all’agricoltura biologica.
  • Essendo ad accrescimento rapido, la canapa sequestra 4 volte più CO2 rispetto a qualsiasi altra pianta.
  • Con le sue radici a fittone viene usata nei terreni inquinati da metalli pesanti come fitorimediazione, termine che indica appunto la capacità di alcuni vegetali di depurare terreni, aria e acqua da sostanze inquinanti, per stoccarle al proprio interno.

(di seguito il link per un articolo di fanpage legato alla fitorimediazione con la canapa in Puglia)

https://www.fanpage.it/attualita/la-canapa-per-ripulire-il-pianeta-dai-metalli-pesanti-in-puglia-parte-la-sperimentazione/#:~:text=La%20canapa%20infatti%20%C3%A8%20una,per%20stoccarle%20al%20proprio%20interno.