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In mascherina

AMERIGO VESPUCCI

I vascelli da guerra, tipici del XVII secolo, sono sempre stati dotati di vele in tela olona di Canapa, tessute con una tecnica particolare e sono stati pensati per navigare negli oceani. Le vele rappresentano la forza motrice di questa tipologia di nave e devono essere sostituite di frequente.

Al giorno d’oggi sono pochi i velieri che si possono ammirare nelle loro forme originali.

Uno di questi, classificato come la “nave più bella del mondo”, fa parte della Difesa della Marina Militare Italiana, si tratta della Nave Scuola Amerigo Vespucci.

Varata nel 1931 a Castellammare di Stabbia, la nave scuola ha il compito di completare la formazione degli alunni di prima classe dell’Accademia Militare.

Si tratta di un classico vascello in pieno stile settecentesco: i fregi di prua e di poppa sono fasciati in lamine d’oro che gli conferiscono una lucentezza unica, i tre ponti sono in tec chiaro, sui tre alberi principali sono sormontati cinque pennoni ciascuno di dimensione a scalare verso l’alto, i quali permettono di spiegare le vele.

Amerigo Vespucci, salvo nei periodi di restauro, salpa regolarmente dal porto di La Spezia per effettuare le campagne di addestramento degli ufficiali, durante le quali percorre diverse tappe nel mondo.

Lo statuto originale della Nave Scuola Amerigo Vespucci prevedeva che le vele fossero costituite interamente di tela olona di Canapa Carmagnola coltivata in Italia.

Ancora oggi, Vespucci possiede 2635 metri quadri di vele in tela olona di Canapa. Ciò che è cambiato nel tempo sono le manovre delle vele, sarebbe a dire il cordame, che non è più fatto in fibra vegetale di Canapa e Canapa di Manila, ma è stato di recente sostituito con un nuovo materiale semi sintetico brevettato, costituito con una parte di Canapa di Manila e due parti di filato sintetico.

Questo è accaduto per comodità, in quanto questo nuovo materiale è meno soggetto al deterioramento rispetto a quello precedente, interamente vegetale, e anche per via del fatto che le materie prime come la Canapa di Manila sono sempre più introvabili e costose”.